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Alberto Conte - Gianluca Bonazzi - Il teatro sulla memoria dei luoghi
Friday, January 22, 2010
Il teatro sulla memoria dei luoghi è una forma di teatro che viaggia libero nella mente del sottoscritto.
A tale scopo qualche racconto ho già realizzato, coinvolgendo belle frotte di bambini.
I titoli credo siano significativi:“NEI CAMPI TELEFONICI CRESCE L’ ALBERO DELLA MEMORIA?”“CANTO RIBELLE DI UN MONTE E DEI SUOI FIUMI GEMELLI.”Non so se sono un’ artista, ma il mio percorso unito ad un certo pensiero, lo potrebbe far supporre.
La mia vita normale, di tutti i giorni, si sviluppa burocraticamente come impiegato tra le architetture vecchierassicuranti e quelle moderneclaustrofobiche dell’ Ospedale di Parma.
Poi ho un’ altra vita, più irregolare ed errabonda, per cercare me stesso attraverso il legame “Memoria – Identità – Paesaggio” e i suoi rapporti con l’ arte e con la scrittura.
Mi muovo come Lupo Solitario per indagare e riflettere sulle trasformazioni continue, permanenti ed incessanti, che offrono cementati pani quotidiani intrisi del sapore di precarietà.
Mentre cammino, cerco di seminare l’ albero della memoria. La memoria è più che mai ostaggio e preda del vento della modernità e continuando la realtà a farsi come ultimamente, tra alcuni anni potremo fare esercizi di nostalgia, domandandoci: “Ricordi tu, quando eri un’ essere umano in un certo luogo?”.
Sento e vivo questa riflessione sopra e sotto ogni poro della mia pelle, giorno per giorno, perchè mi fa sentire ancora essere umano contro le derive del presente e le paure del futuro.
Invece di stare dentro alla realtà acriticamente, come fanno alcuni, al punto di amare i ‘reality’, o di allontanarmi da essa, come fanno altri, la guardo e la penso, ci sguazzo dentro con il gusto del paradosso e del riso folle, alla fine cerco di inventare racconti che possano ridonare il senso simbolico della cultura popolare rurale.
Essa era un qualcosa che permeava tutta la vita: dalla nascita alla morte, ma anche prima e dopo, di generazione in generazione.
L’ industrializzazione le ha dichiarato guerra in modo sottile e strisciante e poi in modo sempre più incalzante: impregnandosi della cultura americana della staccionata, da qualche anno è capace anche di divorare sé stessa, autodistruggendosi!
Se non l’ accetti, te ne stai fuori e rischi l’ emarginazione, in qualche modo.
Se l’ accetti, sei uno che sali su un treno che corre a forte velocità e quindi in qualche modo ti rendi complice. Cosa fare?
Nel mio piccolo, nel mio io, ho creato uno spazio, un giardino per storie, persone e luoghi d’ affezione, anche di fantasia.
Possono anche essere realtà incontrate solo una volta, ma che hanno significato molto per me.
Il teatro sulla memoria dei luoghi è un tentativo per riportare almeno una volta un frammento di vita in bei luoghi perduti o in altri, ancora vissuti, ma che vivono sempre su una soglia pericolosa, un burrone tra abbandono totale e inquietante trasformazione.
Nella mia speciale e mentale mappa dei luoghi d’ affezione non ci sono città, i luoghi son collegati, per quanto possibile, da strade secondarie e da sentieri.
E’ l’ ideale rappresentazione della mia vita ‘altra’: suddetta forma di teatro è l’ umile tentativo per raccontare un’ altro tipo di Italia, che sappia ascoltare l’ anima dei luoghi. Le trasformazioni che subiamo stanno letteralmente stravolgendo l’ immaginario paesaggistico italiano, che si era potuto sedimentare nel corso dei secoli in quello delle genti di tutto il mondo, arrivando a costituire un’ esperienza di vita, di conoscenza e di formazione: il cosiddetto “Grand Tour” del ‘700 e dell’ 800, soprattutto.
Non per nulla l’ Italia era chiamata il Giardino d’ Europa; oggi è difficile chiamarla ancora così.
L’ anima dei luoghi è come un bimbo: chiede estremo rispetto, ascolto e apertura mentale.
Se vogliamo recuperare un senso di umanità, dovremmo non certo ritornare al paradiso perduto, non cercare i bei tempi andati, non parlare di un senso generico di natura, ma riscoprire, fin dalla scuola il senso di un legame antico: “Memoria – Identità – Paesaggio”.
La Natura è all’ interno di esso, non qualcosa di esterno come a volte viene insegnato.
Le coraggiose scelte, già fatte da piccoli comuni di territori sperduti, dovrebbero andare nella direzione non di una politica ambientalista, generica, calata dall’ alto e semovibile a seconda degli interessi di turno, ma come progetto permanente, articolato e condiviso, per donare un’ idea di futuro all’ anima dei luoghi, il cuore di suddetto legame.
Gianluca Bonazzi
Raccoglitore di storie